Molte volte l’arte, la creatività emozionale, quell’istinto incontenibile di dare sfogo al proprio talento attraverso la pittura, la musica, la scultura, nasce da desideri inconsapevoli, spinte irrefrenabili di comunicare il proprio punto di vista sulla realtà, di esprimere emozioni, o semplicemente di essere se stessi. In un dipinto si può nascondere tutto un universo, in una canzone una vita, in un libro la storia. I tratti, le note o le forme di un’opera rimandano immediatamente a sentimenti profondi ma possono rivisitare anche il quotidiano, la realtà, situazioni vicine all’uomo. Talvolta questo succede, quando il vissuto è riportato attraverso la trasparenza dell’inconscio, l’impulso della passione e colorato dall’occhio della fantasia. Così accade per Piero Rombi, artista e ingegnere torinese nato in Sardegna, la sua pittura infatti porta in sé chiara l’impronta di quel calore tanto diverso, tanto lontano da chiunque non abbia le stesse origini. Qualità che risaltano nelle sue “Amazzoni”, nelle sue ironiche e suggestive rivisitazioni della mitologia, nei suoi “Sagittari” e nei suoi corpi nudi nascosti dietro i tratti di disegni perfetti.
Nei suoi quadri la realtà e il quotidiano sembrano dapprima celarsi dietro simboli, forme e colori, per poi invece apparire chiari e limpidi con le loro ambiguità e contraddizioni nei moduli aggregati.
Il percorso artistico di Piero Rombi nasce da un’ispirazione dettata da un talento molto particolare e si sviluppa attraverso un percorso consapevole, un’esigenza di trasmettere sulla tela ogni occasione, ogni passaggio della sua esistenza.
La personalità di Piero Rombi appare doppia, ingegnere razionale di giorno e artista di notte, ma in realtà è il frutto di uno spirito libero unico talmente sicuro da riuscire sempre ad essere se stesso. E’ semplice e ironico, Piero Rombi, leggero e sempre pronto a captare per poi sdrammatizzare sia nel suo essere ingegnere, sia nel suo essere artista. E basta osservare i suoi quadri per capire come la passione sarda sta al Rombi artista quanto la carriera di ingegnere sta al Rombi torinese, in una miscela esplosiva di creatività inesauribile.
Le prime opere del Rombi, artista giovane ma maturo, risalgono a circa trent’anni fa, a quando il pittore amava riportare corpi, paesaggi nei quali, seppur così reali e descrittivi, si poteva già leggere il tratto di uno stile che presto sarebbe decollato verso qualcosa di nuovo, di altro. Qualcosa che lo avrebbe portato alle opere odierne: mature e originali. I quadri di oggi sono composti da una vera e propria aggregazione di moduli geometricamente perfetti che uniti insieme arrivano a creare una coreografia di colori e di forme apparentemente astratti ma che sono sempre la chiara e voluta rappresentazione di un’emozione, di una situazione, di una spiritualità mitica, di una realtà che si desidera fare propria, per amarla di più, per viverla di più. O anche solo per donarla a chi si ama in maniera davvero profonda. Con quella serenità che forse esclusivamente un uomo, un artista maturo può avere. Non si approda mai così facilmente a tanta pulizia di sentimenti ed emozioni se non si è vissuto a lungo. Così, dai primi quadri tanto realistici e decisamente più fruibili della gioventù, degli anni immediatamente successivi l’Accademia di Brera, Rombi arriva all’elaborazione degli attuali grafismi. Labirinti d’inchiostri, colori, emozioni, forme che lasciano da parte i volti e i corpi precedenti per esprimere con un nuovo linguaggio un universo da esplorare. Una ricerca di espressione avviata tanto tempo fa accompagna l’artista per un lungo periodo in sovrapposizione alla sua esistenza e ai suoi molteplici impegni. Ma fuori e dentro la sua vita ogni giorno accade qualcosa e talvolta una risposta si aggiunge alle tante domande. Nascono i moduli come concetto e come forme, un linguaggio visivo di sintesi con cui esprimere un immaginario tutto da esplorare. Un’invenzione artistica si potrebbero dire questi moduli, nati dalle forme più elementari che il disegno possa offrire. Semplici ma profondi che uniti insieme riescono a produrre un’infinità di soggetti, di oggetti, di corpi e di universi, almeno tanti quanti la fantasia del pittore vuole partorire. Dalla loro aggregazione in maestose opere fatte di perfezione, ecco riscoprire il mondo di Rombi, sempre a metà tra ragione e pathos, così come i Miti raccontano, così come in fondo è o vorrebbe essere l’uomo.
Tutto ciò non costituisce un punto d’arrivo, non ci può mai essere un limite alla ricerca quando è frutto di un istinto creativo. E così Piero Rombi è pronto, dopo essere giunto al termine di un lungo viaggio, a ripartire con il suo bagaglio di emozioni e scoprire attraverso i suoi moduli, nuove spiritualità, affascinanti simboli del passato, emozioni del presente, usando il pennello come un occhio su mondi possibili non sempre reali, su tutto ciò che è ma che potrebbe non essere mai. Con la certezza che disegnarlo e raccontarlo sia l’unico modo straordinario di farlo esistere.
SIMONA TOTINO
(Torino 4 Novembre 2004)